“Aborto e diritti dei medici”- Gazzetta del Mezzogiorno 27 febbraio 2017, pagina 12

Cominciamo da un dato, nero su bianco. Come evidenzia l’ultima relazione annuale al Parlamento sullo stato di attuazione della legge 194/78, in Italia non esiste un problema di accesso all’aborto: ciò che viene affermato in queste ore è una colossale sciocchezza, finalizzata ad aggirare la legge ed a determinare, di fatto, una surrettizia modifica dell’organico pubblico dei ginecologi italiani. Secondo gli ultimi dati forniti dalle Regioni e raccolti struttura per struttura, il numero di aborti per medico non obiettore – la cui durata con le moderne tecnologie varia dai 10 ai 50 minuti – è in media di 1,6 alla settimana (il picco è in Molise, 4,7 aborti). Nè si conoscono casi di donne che, in presenza dei requisiti di legge, non siano riuscite ad abortire: il 92,2% degli aborti viene effettuato nella regione di residenza,l’87,9% nella provincia di residenza. Forse che ogni ospedaledisponedi punti nascita? Forse che spesso per partorire o per curarsi molti italiani non sono costretti ad andare fuori provincia o fuori regione? Questa per cui l’alta percentuale di medici obiettori renda inefficace la legge 194/78 – che peraltro prevede e disciplina le modalità organizzative per garantire “il servizio”, tra le quali ad es. la mobilità – è, dunque, tecnicamente una bufala. Chiarito questo, vengo alla questione dei concorsi finalizzati al reclutamento di personale non obiettore dedito esclusivamente agli aborti, rispetto alla quale il mio argomentare non è in punto di morale né, men che mai, confessionale (del resto per riconoscere nel feto un essere umano è sufficiente un laicissimo ecografo), bensì solo di diritto. Intanto, va detto che non risponde al vero che le forti proteste che si sono sollevate vengano solo dal mondo cattolico: vengono da tutta la comunità medica, dagli ordini dei medici nella loro interezza e financo dalla loro federazione nazionale. Perché? Semplice: da Ippocrate (IV sec. a.C.) in poi, i medici hanno il diritto di rifiutare la propria opera professionale quando vengano richieste prestazioni in contrasto con la propria coscienza (art 22 Cod. Deont. medica). Sul punto specifico la stessa L. 194/78 – quella che a dire di taluni garantirebbe “il diritto all’aborto”, espressione tecnicamente impropria, trattandosi di mera facoltà concessa nei casi di serio o grave pericolo per la salute della madre (arti. 4 e 5) – afferma il diritto del personale sanitario e ausiliario di non partecipare a un aborto. Tanto, poiché la libertà di coscienza è un diritto soggettivo assoluto, costituzionalmente protetto, tant’è vero che la Corte Costituzionale ha chiarito che le modalitàdi bilanciamento necessarie garantire”i servizi” non possono comportare trattamenti discriminatori nei confronti di chi invoca l’obiezione di coscienza. Ora, questo diritto, attenendo alla coscienza della persona, la accompagna sempre, non può essere temporalmente circoscritto al momento dell’assunzione: reclutare esclusivamente non obiettori, con minaccia di licenziamenti e sanzioni per chi dovesse nel corso della vita cambiare idea, è una folle “coercizione della coscienza” a tempo indeterminato. Inoltre, assumere esclusivamente non obiettori significa assumere (o non assumere) in base a un convincimento personale e, quindi, discriminare. I bandi fmalizzati all’assunzione di soli medici non obiettori sono, dunque, chiaramente in contrasto col diritto costituzionale alla libertà di coscienza e con le norme a sua tutela espressamente contenute nella stessa legge n. 194/1978 nonché con il principio di uguaglianza. Tutto questo per ribadire che se esistono “i diritti delle donne”, esistono anche i diritti dei bambini e, nel caso di specie, i diritti dei medici. Non perché lo dica qualche bigotto retrogrado, ma perché lo affermano la Costituzione in primis e la stessa L. 194/78. Una legge rubricata “Tutela sociale della maternità” che è inapplicata, sì, ma nella parte in cui impone di fare il possibile per evitare e prevenire le pratiche abortive aiutando le famiglie a superarne le cause: una mancata applicazione della quale, però, nessuno si duole, nonostante le culle siano sempre più vuote.

 

Andrea Caroppo

Andrea Caroppo

Andrea Caroppo (26 Giugno 1979) è un avvocato e politico italiano. Nato a Poggiardo (LE), è cresciuto a Minervino di Lecce, dopo aver conseguito la Maturità Classica al Liceo Classico “F. Capece" di Maglie, si laurea in Giurisprudenza, all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, discutendo una tesi in Diritto Regionale sullo Statuto della Regione Puglia. Sposato con Giuliana, padre di due figlie: Nora e Lia. Eletto in consiglio regionale per la prima volta nel 2010, rieletto al secondo mandato alle elezioni regionali 2015. Già Segretario Regionale della Lega Salvini Premier PUGLIA. Eletto Parlamentare Europeo alle elezioni del 26 maggio 2019.

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