Bisogna avvicinare le scelte ai territori Cambio di passo del capitale sociale – Nuovo Quotidiano di Puglia

Nuovo Quotidiano di Puglia di venerdì 6 ottobre 2017, pagina 3

• Il punto non è sostituire il centralismo europeo con quello delle Regioni ma rovesciare la piramide •

Andrea Caroppo, consigliere regionale: lei ha da poco scelto di aderire alla Lega, intanto il dibattito pubblico è concentrato su regionalismo e autonomismo. Ritorna la dialettica dei territori, col rischio di ulteriore penalizzazione del Sud?

«In realtà il dibattito sull’autonomismo non è mai tramontato, le pulsioni autonomiste sono diffuse da sempre in tutta Europa. Per oltre un millennio Europa e Italia sono state federazioni di autorità politiche indipendenti, accomunate da radici cristiane e rispetto del diritto naturale. La stessa tradizione italiana ha la sua matrice negli 8mila comuni, ognuno con la sua identità. Dire che l’Italia è nata nel 1861 è un errore storico. Il punto oggi non è sostituire il centralismo di Bruxelles e Roma con un regionalismo centralizzato, l’obiettivo è invece rovesciare la piramide ripartendo dal basso, dai corpi originari, dai comuni, dalle imprese».

Se però si innesca la dinamica autonomista, in ogni forma, a pagarne il prezzo maggiore potrebbe essere il Mezzogiorno: si ridurrebbero le risorse aggiuntive utili a eliminare il gap territoriale. E gli indici nazionali parlano già di una vistosa diminuzione degli investimenti pubblici al Sud.

«Un’area come il Sud che in dieci anni ha perso il 10% di pil, quasi il 7% di occupati, ha il 40% di giovani neet ed è in crisi demografica, è stata distrutta dal centralismo. L’arretratezza del Sud non è un dato acquisito, ma col processo di unificazione a tappe forzate e negli ultimi 50 anni il divario si è accentuato».

Anche per il sacco di risorse a vantaggio del Nord.

«Non è solo un problema di risorse. Se Ferrovie dello Stato utilizza appena il 19% di investimenti in conto capitale per il Sud, è un problema e bisogna battere i pugni. Ma se invece il Sud – come ha spiegato Salvatore Rossi – su tre asset come istruzione, sanità e giustizia a parità di risorse e con un numero di operatori pubblici di gran lunga maggiore, ha dati peggiori del Nord, vuol dire che c’è un problema di capitale sociale. Insomma: c’è una partita delle risorse che bisogna senz’altro fare con forza in alcuni casi, ma poi innescare un circuito virtuoso tocca all’autonomismo che può avvicinare le scelte al territorio e alle responsabilità degli amministratori».

Ma se il problema non è legato alle risorse, con l’autonomismo “spinto” del Nord non c’è il rischio di isolare il Sud, aggravando quel deficit di capitale sociale a cui lei fa riferimento?

«Prima ancora di sposare la Lega, ho voluto costruire una rete territoriale di amministratori meridionali per promuovere una spinta autonomista al Sud: per vari motivi non c’è mai stata, dobbiamo avere la consapevolezza di cos’è il Mezzogiorno innanzitutto in termini di programmazione. Faccio un esempio: ci siamo sempre preoccupati delle infrastrutture tra Sud e Roma o Nord, invece di guardare alla rete tra porti di Taranto e Gioia Tauro, o a una trasversale Bari-Matera Potenza—Napoli; stiamo realizzando con 40 milioni un collegamento su gomma con l’aeroporto di Brindisi invece che su ferro, abbiamo perso l’opportunità della Tct al porto tarantino, stiamo sempre a riprogettare la Maglie-Leuca. Tutto questo è colpa del Nord o della classe dirigente meridionale? E un problema di risorse, che ci sono? Il centralismo non agevola, in questo. E il nodo del residuo fiscale rivendicato dal Nord è superabile: Maroni ha per esempio detto che sono disposti a scegliere i partner del Sud con cui avviare progetti specifici, e una regione come la Puglia storicamente locomotiva del Mezzogiorno può cogliere questa opportunità, facendosi guida di un’intera area, responsabilizzando la classe dirigente e avvicinando le decisioni ai territori, e sapendo utilizzare le risorse per investimenti con un reale effetto moltiplicatore».

L’autonomismo ancora oggi ha una forte matrice leghista, cioè di un partito che negli anni ha platealmente offeso il Sud: non è la miglior credenziale. Lei come motiverà la sua scelta sui territori?

«È un retaggio perlopiù tra gli addetti ai lavori politici e dei media, superato tra l’elettorato di centrodestra. Lo avverto sempre più, proprio perché la Lega è l’unico partito che riesce a declinare le parole chiave del centrodestra e del sentimento profondo degli italiani. Forse il popolo è più avanti rispetto agli addetti ai lavori. Il progetto Lega sta tornando alle sue origini, abbandonando la parte elettoralistica della secessione. A parte qualche segmento di folldore, si rivede lo spirito delle leghe territoriali, da riprendere anche al Sud».

F.G.G.

 

Andrea Caroppo

Andrea Caroppo

Andrea Caroppo (26 Giugno 1979) è un avvocato e politico italiano. Nato a Poggiardo (LE), è cresciuto a Minervino di Lecce, dopo aver conseguito la Maturità Classica al Liceo Classico “F. Capece" di Maglie, si laurea in Giurisprudenza, all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, discutendo una tesi in Diritto Regionale sullo Statuto della Regione Puglia. Sposato con Giuliana, padre di due figlie: Nora e Lia. Eletto in consiglio regionale per la prima volta nel 2010, rieletto al secondo mandato alle elezioni regionali 2015. Già Segretario Regionale della Lega Salvini Premier PUGLIA. Eletto Parlamentare Europeo alle elezioni del 26 maggio 2019.

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